Questa raccolta nasce da un attraversamento breve e ripetuto della città di Verona. Non da un radicamento, ma da una condizione di transito: soste minime, ritorni non programmati, permanenze parziali. I testi registrano ciò che resta ai margini dell'esperienza urbana: gesti incompiuti, attese, riflessi, corpi colti in una soglia. La città non è sfondo né oggetto di descrizione, ma superficie attraversata da presenze temporanee, in cui lo sguardo si ferma senza possedere.