Per la prima volta in traduzione italiana, una scelta di componimenti dall'ampia produzione poetica di Ursula K. Le Guin, che abbraccia quattro decenni e si muove in un territorio subliminale, inseguendo l'orlo estremo delle cose, come l'autrice sosteneva dovesse fare l'arte. La sua poesia sorprende per l'ampio respiro tematico e la qualità universale: lontana da astrazioni e circonvoluzioni cerebrali, è profondamente materica, oltre che politica, e dà voce alle istanze della Le Guin femminista, ambientalista, antimperialista - prometeica secondo Harold Bloom, che firma l'introduzione - e spazio all'utopia e alla coscienza critica. Studiosa del taoismo e dello sciamanesimo, Le Guin mostra di aggirarsi con disinvoltura fra le entità soprannaturali. Del resto, come scriveva, lo Spazio Esterno e le Terre Interiori sono ancora, e sempre saranno, il mio paese. Svettano le torri delle nostre città Sopra la faglia che sbreccia la crosta, Smodate si slanciano fin dentro i cieli, Pilastri di nuvole e sale.