Cultura del femminicidio (La)

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Einaudi
Jablonka Ivan
Saggi
Libro rilegato
26 Maggio 2026
248
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Le tristi cronache attuali, ormai purtroppo quasi quotidiane, hanno imposto l'emergere di una parola che prima non eravamo soliti sentire: femminicidio. In effetti è una parola recente, eppure ha una storia antica. Il copione è sempre lo stesso, c'è una donna, c'è il suo corpo, c'è il desiderio di possederlo al di là della sua volontà; e poi ci sono, in diverse varianti, aggressione, tentativi di violenza e uccisione. Ma com'è possibile che tutto ciò sia diventato una componente centrale del nostro immaginario, una cosa ovvia, una legge non scritta, un passaggio obbligato di libri, opere d'arte, film? Ivan Jablonka ci mostra come si è andata consolidando, dalla Bibbia alle serie tv che guardiamo ogni sera su Netflix, l'ideologia «ginocidaria» del dominio maschile. Nel 2020, nel mondo, 47000 donne sono state uccise da un partner o da un membro della famiglia, vale a dire una ogni undici minuti. Il femminicidio non è solo un crimine patriarcale che insanguina le nostre società da millenni, ma anche uno sguardo, una modalità di pensiero ormai profondamente radicata in noi. L'assassinio a sfondo sessuale è una delle ossessioni che ci portiamo piú sepolte nel profondo, anche se con una certa ambiguità: sappiamo che è un atto odioso, eppure siamo culturalmente assuefatti. Ma come siamo arrivati a questo punto? Ivan Jablonka affronta l'oscura genealogia delle varie forme di messa in scena della violenza contro le donne, facendoci entrare nelle strutture simboliche e sociali che tengono in piedi la cultura del femminicidio. Se infatti adesso i delitti misogini, almeno nella gran parte delle persone, suscitano orrore, sono però assai diffusi in svariate forme artistiche e narrative, godendo di una certa benevolenza critica e intellettuale: mitologia, poesia, disegno, pittura, giornalismo, varietà, cinema, pubblicità, moda, canzone popolare. Da Gezabele ai film horror degli anni Settanta, dai martiri medievali ai numeri di magia dei prestigiatori tra Otto e Novecento sempre pronti a segare in due la loro avvenente assistente, dal mito greco alle hit pop che canticchiamo senza pensarci: una sovrastruttura culturale vastissima e diffusa capillarmente, che giustifica il femminicidio in tutte le sue piú svariate rappresentazioni, e attraverso la quale le società hanno nel corso dei secoli legittimato il dominio degli uomini sulle donne.
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