Siriografia

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Kaddour Ahmad
I sisifo
Libro rilegato
01 Aprile 2026
92
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Questo libro è la ballata di un artista in fiamme che ritorna nella sua Damasco in rovina. L'artista da Parigi va incontro al nulla della sua patria in rovina. Il viaggio in Siria - realmente fatto da Ahmad Kaddour nel marzo e nel luglio 2025, diventa il viaggio nella lastra serica della nostra contemporaneità che non evita tempi e luoghi, squarcia la dimensione intima della entropia strato dopo strato della Siriografia. Ne attraversa le strade, il paesaggio, conta i morti fra Tartus, Latakia, Damasco. La Siria è una Siriografia dentro la quale Ahmad Kaddour cerca la sua casa di infanzia violata. Il termine serigrafia deriva dal latino: sericum - seta e dal greco: graphein - gràphein - scrivere. I primi a fungere da supporto per serigrafia erano i tessuti di seta. Qui a imprimere l'urto della scrittura sulla tela è la fine insulsa del regime di Bashar al-Assad e il salire in trono di un qualcosa del quale si fa fatica a scorgere il volto. Questo il quadro del telaio. La seta su cui si imprime il dolore è la pelle di Ahmad Kaddour: l'adulto in esilio che cerca il bambino di Damasco. L'artista ritorna con una macchina fotografica per imprimere la luce della distruzione. Una Siriografia scura in cui Kaddour inghiotte inchiostro di china, e rigurgita i suoi ricordi di infanzia nella casa violata dove sono conservati le tracce delle sue prime tele, i colori lasciati a metà, i disegni, le lettere a suo padre e sua madre da Parigi. Stratificazioni siriografiche violente, irreparabili, senza fine. Lo scenario osceno è davanti a lui: palazzi sventrati, piazze cancellate, foto dei desaparecidos sui muri, fosse comuni di ossa senza più nome, prigioni ridotte a latrine di sangue. Gli Assad che per anni hanno scuoiato il loro popolo, ormai, sono lontani come Apollo innocente, del Marsia di Tiziano, capovolto, che gronda sangue. L'inchiostro dell'inquietudine, della desolazione, della solitudine, sgocciola dalla mano di Ahmad Kaddour, cronaca e poesia nel corpo Sykes-Picot di un'Europa che sprofonda dolorosa, ancora una volta, nel suo Vicino Oriente. Mappe, macchie, linee di frontiere, paleografie, memorie coloniali che percolano da Parigi a Beirut, da Londra a Gaza, da Berlino a Kobanê. Uomo-bambino-artista incisore ferito fra Europa e Mediterraneo: terre di esilio, dove la scrittura e le seri-foto-grafia sono lacerati su una lastra di storia assurda.
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