È il capitalismo, bellezza! L'estetica all'assalto delle città

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18,00 €
Einaudi
Semi Giovanni
Maverick
Libro in brossura
09 Giugno 2026
184
Nuovo
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La bellezza è uno tra i motori piú potenti del capitalismo contemporaneo. Dal nostro corpo all'appartamento dove trascorrere una breve vacanza, fino al ristorante in cui passeremo la serata, tutto deve essere «bello». Il bisogno di estetizzare la realtà, per renderla unica, però è tutt'altro che giusto, ha dei costi che a pagare sono sempre le stesse persone. Quelle che saranno sfrattate per far spazio a un condominio di lusso, quelle che non si potranno piú riposare su una panchina, quelle che il «bello» non se lo possono permettere. E, chissà, magari il prossimo sarai tu. Il nostro è un tempo in cui ormai tutto si è estetizzato, dalla politica alla vita quotidiana filtrata dai social e data in pasto ai follower, di modo che possano prima invidiarci per poi subito provare a emularci. Ogni nostra esperienza deve essere a misura dell'immagine di noi stessi che vogliamo dare: i ristoranti in cui andiamo, le case che abitiamo, gli oggetti che possediamo sono costruiti per restituirci un'atmosfera che diventa parte integrante del nostro essere, e che contribuisce in larga misura a definirlo. Siamo immersi in qualcosa che identifichiamo come realtà, ma che di fatto è irreale, completamente anestetizzata, fatta di spazi architettonici sapientemente costruiti per farci sentire al sicuro, protetti dalle ingiustizie e dalla violenza che invece sono sempre piú presenti attorno a noi. È l'evoluzione estetica del capitalismo, guidata dall'imperativo morale per cui ciò che è bello deve essere anche buono e giusto. Un'evoluzione che è andata di pari passo con la sparizione del futuro come orizzonte di conflitto e cambiamento. E le città sono il laboratorio privilegiato attraverso cui osservare questa mutazione. Dai nuovi quartieri pensati a misura di miliardari, sempre piú simili ad asettici rendering, alle scritte sui muri che si trasformano in murales finanziati dalla fondazione bancaria; dai parchi in cui spariscono le panchine o si trasformano per non permettere di sdraiarsi o per diventare attrazioni turistiche, ai centri storici ormai svuotati dei loro abitanti. Per arrivare alle periferie, che sono sempre luoghi orrendi, pericolosi e abitati da barbari; e che vanno civilizzate magari con un bel design district. Giovanni Semi ci mostra, in queste pagine caustiche e precise, quello che sta succedendo alle nostre città (e quindi al nostro mondo), che non sono piú nostre ma di chi le usa come bancomat. E ci spiega perché ciò che è bello per alcuni, per pochi, non è per niente buono e giusto per tutti gli altri.
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