Alternative per il socialismo. Vol. 79

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Castelvecchi
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Libro in brossura
09 Aprile 2026
306
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Il 27 gennaio 2026 il Doomsday Clock, l'Orologio dell'Apocalisse, è stato impostato a 85 secondi dalla mezzanotte, il momento più vicino alla fatale sovrapposizione delle due lancette mai registrato dall'Orologio nella sua storia. Il Bulletin of the Atomic Scientists' Science and Security Board (Sasb), che regola e aggiorna il funzionamento virtuale dell'Orologio, ha chiesto un'azione urgente per limitare gli arsenali nucleari, creare linee guida internazionali sull'uso dell'Intelligenza artificiale e stipulare accordi multilaterali per affrontare la minaccia biologica globale, per scongiurare la distruzione del pianeta, la cancellazione della vita umana, animale e vegetale. Alexandra Bell, presidente e Ceo del Bulletin of the Atomic Scientists, ha infatti dichiarato: Il messaggio dell'Orologio dell'Apocalisse non potrebbe essere più chiaro. I rischi catastrofici sono in aumento, la cooperazione è in declino e il tempo stringe. Il cambiamento è necessario e possibile, ma la comunità globale deve esigere dai propri leader un'azione rapida. Necessario e possibile, quindi, ma nulla di tutto questo è stato fatto o sta avvenendo. Anzi accade proprio il contrario. Le guerre aperte da anni non si concludono. Semplicemente proseguono a varia intensità, scontando persino la crescente indifferenza dell'opinione pubblica internazionale che scema in modo inversamente proporzionale al numero delle vittime, perlopiù prevalentemente civili, e alla distruzione dei luoghi edificati e del territorio. C'è il deserto ma non si può neppure chiamarlo pace, casomai qualcuno trovasse consolante la citazione tacitiana. La differenza con le due grandi guerre del Novecento è che avevano un inizio e una fine, anche se le conseguenze di quest'ultima potevano essere considerate la premessa per quella successiva. E questo fu certamente il caso di ciò che è accaduto tra il primo e il secondo conflitto mondiale. Ora invece viviamo dentro una guerra mondiale a pezzi - una citazione ormai diventata d'obbligo non per riguardo alla persona che l'ha pronunciata, ma per la giustezza del punto di analisi che offre -, che tendono a congiungersi sempre più fra di loro e che costituiscono uno stato di guerra latente o meglio infinita che si manifesta nella maniera più intensa e cruda, a volte in modo improvviso, altre volte più prevedibile o addirittura annunciato, in questo o in quel punto del mondo
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