L'appennino bolognese fu teatro durante il Secondo conflitto mondiale di atti di barbarie ad opera delle SS. Il testo intende riscoprire due figure vittime di questa violenza: don Elia, originario della zona, e di padre Martino, inviato in supporto alla pastorale. Tra questi due giovani, vicini per età ma assai diversi per sensibilità e carattere, si stabilisce nell'estate 1944 quella fraternità e amicizia sacerdotale. Partendo dagli istanti che precedettero la loro cattura si delineano le rispettive biografie e il martirio di questi due consacrati che si rifanno allo stile di don Bosco.